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La Criptozoologia, coniata e teorizzata
dallo zoologo Bernard Heuvelmans, è nelle intenzioni del suo
fondatore una branca della zoologia tradizionale che si occupa dello
studio di specie animali di cui si presume l'esistenza attraverso
prove circostanziali, oppure di specie che sono generalmente
considerate estinte, ma di cui ci siano alcuni avvistamenti.
I criptozoologi devono allinearsi ad un campo di ricerca
scientificamente rigoroso quale la zoologia, la storiografia e
l'antropologia, ma esistono criptozoologi autoproclamatisi tali che
non disdegnano una prospettiva fortiana o addirittura ufologica. In
realtà la criptozoologia non ha nulla a che fare con l'ufologia.
Creature come il Chupacabras, intrise di aura extraterrestre, non
sono prese in considerazione dalla criptozoologia accademica.
Un esempio di specie animale ritenuta estinta è il tilacino, mentre
tra quelle di cui non si è mai provata l'esistenza si possono citare
lo Yeti o il Sasquatch. Altri criptidi molto conosciuti sono il
Mokele Mbembe, il Mostro di Loch Ness e la Bestia dello Gévaudan, ma
le schiere di creature "nascoste" sono molto ampie, e includono
animali meno noti, ma comunque interessanti, quali lo Iemisch o il
Buru.
La criptozoologia accademica è meno interessata alle creature
considerate "biologicamente impossibili", come il drago, il mothman
o lo snallygaster, lasciando agli etnologi il compito di indagare su
tali creature.
Alcune specie tra quelle considerate dalla criptozoologia negli
ultimi anni sono diventate note alla scienza: le più famose sono il
Celacanto, specie ritenuta estinta nel Cretaceo e il Calamaro
gigante.
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